Utente: sincontrario
Rammentate le mani che poggiando non premono, seppure nei torsi sia forza.
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Sincrono e Contrario
lunedì, 20 aprile 2009
Come possono queste parole
straniere alle parole
partecipare a quest'ora intima
e malinconica.

Eravamo noi
immensi

Quanto mi intristisce
sapermi minore
di quando ali sbattevano forti
dentro gabbie piccole come il cielo di  giorno
                                                              di notte
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lunedì, 20 aprile 2009
Dubitare
sentine il prurito; già basta
che si faccia un varco.

Di qualcosa parleremo
che sia tanto tanto, tanto sottile
perchè, ovvio, possa passare.

Non si capirà che tale spazio
è grande come queste righe.
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lunedì, 30 marzo 2009
la sua sottana non s'alza
al mio languore pacato
               - che può fare a meno
no! essa vuole il bisogno
di chi è incompiuto.
Tremare una volta, molte volte...
per dire
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martedì, 30 dicembre 2008

Abbiamo aperto la tavola
nervosa come l'aria
di festa...
che cosa puoi farci
se avere fretta
è l'unica verità rimasta
le mani fredde
le bocche piene

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lunedì, 22 dicembre 2008
Che torni il dolore perchè torni la mia umanità
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lunedì, 22 dicembre 2008


perso anche l'ultimo calore
del tiepido scrupolo
 il mio pensiero è ferro
stampato a forma umana
nelle curve avvitate
di scelte scorrevoli
Stride e viaggia,
nei ghiacci e nei mari
con la furia di un armata
alla carica.

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martedì, 25 novembre 2008
mi dipinse un volto indorato
da santa
e occhi sciolti in ruscelli
l'essermi accorta
di semplici ali spiegate
confuse nei boschi
che divennero i miei
e il vento gonfio mi fece fluttuare
tra i rifugi e gli spazi
a lungo...
come le cose che durano
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lunedì, 24 novembre 2008
Inibiti..da cosa? questo è il punto, non quello che avremmo in mente, quello c'è senza dubbio, anche il nulla c'è ma chi lo rivela? non quello che vorresti fare ma quello che fai adesso che potresti evitare di farci sapere, e di vedere cosa accade ad un pensiero scomodo soprattutto a te. Ci sono miliardi di idee mie di cui non me ne frega un cazzo, sono brutte, le blocco sul nascere, le uccido prima che finiscano di spiegarsi. E' la fretta. E' il consumismo della creatività che vive nella foga d'inedito. Solo che questo cannibalismo crea spazzatura o ripetizione. Guardiamoci intorno, insomma...è deprimente il sentimento dell'arte oggi. Non me ne tiro fuori, sono deprimente anch'io ma so per certo quando la mia arte è nascisismo, infatti per lo più non scrivo, ma anche questo può essere collegato all'inibizione- da autocensura moralistica. Comunque, prendendo il teatro che meglio conosco, come si può avere fiducia nelle compagnie e negli artisti? si, fiducia. Che ci sia un certo lavoro, lo studio, l'impegno constante e stancante, quel tipo di lavoro che si fa perchè si deve. Non per far piacere a sè e al mondo. Ma ecco, quando per sudare e stancarsi l'unica via è il soldo, non si potranno vedere attori "innamorati" in scena. E poi al diavolo la scena! Non parlo di spettacolo, dell'importanza che in città ci siano dei teatri aperti che facciano anche trascorrere belle serate. Parlo dell'anima artistica, delle persone che vivono una passione, e scoprono un terreno arido che offre merci, che dà solo in cambio di soldi, incui lo "studio" attoriale è un investimento su una professione (peraltro poco promettente). Chi sono i destinatari dei famigerati workshop ad alto livello? Professionisti. Gente che paga e investe nella sua professionalità. Per quanto capisca il lavoro, non capisco perchè fare questo all'arte. Senza un rendimento, un'efficienza e un buon bilancio non si è più capaci di intendere l'arte. Non capisco...dovrei disinibirmi e creare quel pensiero scomodo, quel teatro gratuito, libero....lento.
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mercoledì, 05 novembre 2008
Fa schifo. E' veramente stupido che io lo capisca e continui a soffrirne. Ormai ne sono logorata.
Devo smettere di pensare, fare aria e poi scrivere di ciò che vidi e capii.
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mercoledì, 05 novembre 2008
Che ti posso dare oggi?
i primi giochi inconscienti
il bla bla bla
dei primi argomenti
mutevoli.
Lontani giorni ubriachi
ti posso donare
quel vivere
vergini in tutto.
ti basta?
Ricorderò meglio domani
quando potrò attingere
ad altre botti
speziate di noie
stranezze
e inutilità.
E ti darò tanto...
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