Perchè parlate? SAPPIAMO.
Lasciatemi congelare il tempo, lo spazio e ancora il tempo. L'orrore, che pesa, si è depositato in fondo, non si direbbe che esista; ma dal volto! S'è fatto desideri, e labirinti per renderli inaccessibili.
Denaturati e paventati. La fede non è per i mali che trascendono il tracendente, ambasciatrice di parole cristalline e ideali, s'allontanano.
Ieri sera mi sono addormantata a fatica. Ho visto ancora quei fantasmi, e la paura di ghiaccio (come il tempo). Tento di scacciare la vana speranza, mi dico: Smettila. Mi dico: E' finita.
Mobili come altari che già subiscono il troppo peso di foto ingiallite, son certa che si spezzerebbero se ve ne si aggiungesse un'altra.
In tutta la terra si muore di ore di agonia, 'che la vita s'aggrappa ad un lembo come un lombrico sull'ultima foglia estiva. Se anche si decidesse di staccarsi, non ci seguirebbe il corpo giacchè esso ha preso da tempo altre strade da noi, e orgoglioso ci sovrasta secondo dualismi inconoscibili.
Ei baci. E i baci si disperdono e consumano e bruciano e non son fatti per l'inferno asfissiante. Ho imparato a risparmiare: Aria.
Se è vero che l'amore cede petali rossi, crepuscoli nella notte, così Lui, se non addirittura veleni, acquista mancanze.
Faccio quì un voto. Intimo e segreto.
Aver consapevolezza del nostro esistere e del nostro non-esistere, abbracciarlo presto, troppo, toccarlo e odorarlo, non ha alcun vantaggio. Fortunati quelli che lo incontreranno quando sarà utile, e non dovranno portarlo negli occhi come unico colore al mondo. Infanti, che splendore. Ora penso a quanti infanti abitano sotto il nostro cielo; li incontri per strada. Son quelli che hanno occhi grandi e luminosi, che negli oggetti vedono oggetti e nelle persone vedono persone. Io dovunque afferro (o forse loro me) simboli, segni, e ogni cosa si fa persona come ogni persona si fa cosa. E talvolta debbo serrare le palpebre. Quanti dunque? Si direbbero migliaia ma si escluderebbe la vera moltitudine, quella che spia gelosa il brulichio da dietro le serrande, di case, di ospedali, di carceri, di menti annebbiate, di aride pianure, di vecchi ricordi. E' un popolo subacqueo.
Vorrei poter tornare dalla cenere al sandalo così come mari s'elevano in continuo divenire; vorrei l'esperienza contenere intatta, come un nocciolo duro che giace nell'utero dell'anima e continuamente sprigiona succhi a cui posso attingere o stare innanzi senza far nulla. Solo un leggero sbattere di ciglia.
L.






I versi non sono, come crede la gente, sentimenti ( che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo 