Utente: sincontrario
Rammentate le mani che poggiando non premono, seppure nei torsi sia forza.
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Sincrono e Contrario
mercoledì, 29 marzo 2006


"Mie opinioni sul teatro. Ciò che ho sempre trovato di più bello in un teatro, nella mia infanzia, e ancora adesso è il lampadario, - un bel oggetto luminoso, cristallino, complicato, circolare e simmetrico.

 
Pure, io non nego assolutamente il valore della letteratura drammatica. Solamente, io vorrei che gli attori montassero su delle suole altissime, portassero delle maschere più espressive del volto umano, e parlassero attraverso dei megafoni ; infine che i ruoli femminili fossero recitati da uomini.
 
Dopo tutto, il lampadario m’è parso sempre l’attore principale, visto attraverso il lato grande o piccolo del binocolo.
 
Bisogna lavorare, se non per gusto, almeno per disperazione, poiché, fatti i dovuti conti, lavorare è meno noioso che divertirsi. "



Tratto dai Diari intimi di Charles Baudelaire
by sincontrario | commenti (1) | Link |
martedì, 28 marzo 2006
viaggio, verso le proprie follie....                                                              nere

se le guardi dal basso del tuo spirito maturo
                                                                                                          ma là in alto

 oltre le nuvole compatte                                                                     c'è solo aria.

 sfidare la vita diventa come una rarefatta domanda: perchè no...


L.
by sincontrario | commenti (3) | Link |
domenica, 05 marzo 2006


Le domeniche, nel pomeriggio, mi si stringe il ventre

Non saprò mai se è perché si allontanano

i soleggiati giochi e la noia, anch’essa intraprendente

Ridono di me le ore mature

Era soltanto l’altra primavera, mi circondavo della mia giovinezza fra le giovani cose

Sotto casa si stava a leggere poesie,

vento contro vento , dirimpetto all’infinito

La mente occupata a porre risposte ai nostri sillogismi

A trovare il modo di raggiungere le stelle.

Sarà quella troppo vicina, primavera, a stringere il nodo,

 laggiù nei gorghi del corpo dove non si dimentica

esistono i mie vent’anni, irremovibili.

Voglio una seconda finestra da cui guardare, voglio poter dire di nuovo

Dopo aver detto mai più

 

 

L.
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