Utente: sincontrario
Rammentate le mani che poggiando non premono, seppure nei torsi sia forza.
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Sincrono e Contrario
sabato, 30 giugno 2007

Certo non avrei creduto che sarebbe stato sempre più difficile. Chiedo di più alla mia scrittura, a me stessa, e ne viene sempre meno. Giusto ieri riflettevo su quello che attraversa trasversalmente tutti i grandi autori, ciò che li accomuna nell'atto (artistico), giungendo presto ad un punto semplice ma centrale: la verità del verso. Sembrerebbe che la maturazione stilistica sbocci in una forma che, seppure colorata in svariate tinte, si avvicini al flusso puro di pensieri del poeta che, ora capace, li "trascrive" serenamente e senza vergogna.

 Questa società dei filtri e delle interpretazioni ci obbliga ad uno sforzo ulteriore di pulitura dalle incrostazioni saline che impietriscono le membra da ogni fantasia. Forse ci possiamo salvare. Bisognerebbe tutti renderci conto di quanto la comodità ci tolga in pensiero e sogni...non bisogni, sogni!

Anche io mi sento offuscata, vorrei dare la colpa al tempo
by sincontrario | commenti (7) | Link |
giovedì, 21 giugno 2007

Scopro, o meglio prendo consapevolezza, che il teatro è per me una cosa troppo seria e dalla quale avrei desiderato meno fatica e sconvolgimenti, forse meno  contingenza.  Di fronte alla molteplicità di forme che vi si addensano, non so più dove guardare per scoprire il modo di salire anch’io su quella montagna vivente.  Se il tentativo di scoprire la nostra verità attraverso un intimo ascolto e una paziente raccolta di vissuto è uno dei più difficili percorsi di un uomo( e molti neppure si sentono scorrere), quanto questi  dovrà sentirsi stretto e ritrovato( a se stesso) per incontrare l’altro e insieme lanciare una breccia nel mondo? Io, appena mi sento vibrare. Quando tendo l’orecchio meglio ne esce un verso o due, lì torno sempre, ai versi. Mi suggerisco che esista realmente una necessità, un debbo, per riprendere un discorso che non si esaurisce mai nella mia mente da quando lo lessi nelle parole di Rilke.

Nella scrittura io trovo la forma perfetta della mia coscienza umana, il primo punto di connessione con l’oltre da me,  e insieme  la conquista dell’autenticità dei miei pensieri, in questo solo modo restituiti alla mente come ‘oggetti’  disponibili, finalmente mansueti e calmi, perché  sciolti dalla organicità del corpo,  esperibili in spessore, consistenza e ampiezza. Sono limpide le parole che scroscianti scendono  dalla nostra sorgente all’oceano di tutti. E la poesia in particolare è una cascata potentissima. Per questo scrivo:  per bagnare l’aria di una testimonianza collettiva di umanità.  

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domenica, 03 giugno 2007

 
Che orrore! Ritrovarsi

nelle mani una fenice nel

suo latte nero d’inchiostro

(Con le piume spezzate dal tempo

agghindate a nuovo mantello)

Dove perduti,  genti

ricordi  ori

 

L.

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