Utente: sincontrario
Rammentate le mani che poggiando non premono, seppure nei torsi sia forza.
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Sincrono e Contrario
martedì, 28 agosto 2007

Mi perdonino i poeti e i lettori, perchè ho uno spavento addosso da molte ore, temo di esser stata ingannata da un sogno tanto bello che lo credetti mio. Ancora non lo so- mi aggiro con il naso nei libri a cercare con vergogna quella visione; a chi l'avrei rubata, perchè non me ne accorsi? Proprio non mi assiste la ragione, ho solo un buio davanti e quell'inconscia fuga. Il mio occhio velocemente si posa su monumentali prodigi che mi cibarono quando tutto fuori cadeva e marciva. Mi sfoglio nei libri aperti  cercando  i miei nascosti umori.
Dette in modo eterno le cose divengono carne, sostanza che dura. Tu hai svelato, tu mi hai levato il calice!
Cosa resta? A chi i miei frutti?


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domenica, 26 agosto 2007
Di norma scrivo poco, di tutti i pensieri e gli spunti che ho solo qualcuno finisce la corsa, qualche idea prenderà respiro, una parola verrà scritta, gustata, fatta vivere, una sola per una sola possibilità, poi, di restare.
Sono cattiva con i miei pensieri, non dò loro modo di mettersi alla prova nel mondo, di farsi oggetti reali, alla luce del sole, fuori di me e delle mie manette. Sono la carceriera dei libri che non ho mai scritto, delle parole che non ho finito di pensare. Per ogni discorso che si crea nella mia mente, si inizia una frase condannata alla mancanza di una fine. Sto immobile e parrebbe che io mediti su qualcosa, invece viaggio distrattamente in mille direzioni, perdendo la strada ad ogni passo, senza tempo, senza ordine, senza arbitrio.
Quante splendide stanze da descrivere si sgretolano al mio ingresso. Mai le vidi, non le conobbi seppure ci fossero per me, là davanti - le spaventai. Dove fuggite? Io vi amo.
Impaziente di perderne l'immagine l'abbozzai a testa china, neppure sapendo se era alba o tramonto: seppi a memoria un solo angolo della volta. Si sciolse fra le mie carte, tristemente; così, via...
E io scrivo sempre meno.
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giovedì, 16 agosto 2007

 Che bella panettiera islamica,

due olive incastonate nell'anima del grano!

Regina del Nefud, offri i tuoi cestini abbondanti

a chi possiede solo misere monete

Regina del Nefud, hai gli occhi più vivi

dei fragili scolari affamati e stanchi

Regina del Nefud, i camici bianchi che servi a mezzodì

invidiano la grazia del tuo verde grembiule

Chissà quante storie conservi con il sale

preziose e solenni, regina del Nefud.


L.

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