Mi perdonino i poeti e i lettori, perchè ho uno spavento addosso da molte ore, temo di esser stata ingannata da un sogno tanto bello che lo credetti mio. Ancora non lo so- mi aggiro con il naso nei libri a cercare con vergogna quella visione; a chi l'avrei rubata, perchè non me ne accorsi? Proprio non mi assiste la ragione, ho solo un buio davanti e quell'inconscia fuga. Il mio occhio velocemente si posa su monumentali prodigi che mi cibarono quando tutto fuori cadeva e marciva. Mi sfoglio nei libri aperti cercando i miei nascosti umori.
Dette in modo eterno le cose divengono carne, sostanza che dura. Tu hai svelato, tu mi hai levato il calice!
Cosa resta? A chi i miei frutti?





